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Dal reddito di cittadinanza a “quota 100”, quando il governo è stato di parola

Dopo un anno di esecutivo Conte, reddito di cittadinanza e “quota 100” – due misure di bandiera per M5s e Lega – si possono considerare mantenute. Nel nostro progetto Traccia il Contratto, abbiamo verificato quanti obiettivi sono stati portati a termine dal governo e dal Parlamento tra quelli messi nero su bianco nel Contratto di governo.

In totale, governo e maggioranza parlamentare hanno mantenuto 37 promesse su 317, circa il 12 per cento. Continuando a questo ritmo, si può prevedere che a fine legislatura sarà portato a termine circa il 60 per cento degli impegni.

Dal fisco alle pensioni, passando per la giustizia e il lavoro, vediamo quali sono i successi che possono rivendicare Lega e M5s.

Le due misure di bandiera

I due risultati più significativi sono appunto il reddito di cittadinanza e “quota 100”. Entrambi finanziati con la legge di Bilancio per il 2019, questi provvedimenti sono stati poi inseriti nel cosiddetto “decretone” – approvato a inizio anno e convertito in legge a fine marzo 2019 – che, tra le altre cose, stabilisce i dettagli sul funzionamento di queste due misure.

Oggi centinaia di migliaia tra cittadini italiani e stranieri possono così accedere al cosiddetto “reddito di cittadinanza”. Un beneficio economico compreso tra i 480 e i 9.360 euro annui e che sarebbe più corretto considerare un sussidio di disoccupazione. Il provvedimento prevede infatti un meccanismo per garantire l’inserimento del beneficiario nel mondo del lavoro, grazie al potenziamento dei centri per l’impiego.

Veniamo a “quota 100”, una modifica dei requisiti per andare in pensione. Tra il 2019 e il 2021, in via sperimentale, chi ha maturato 62 anni di età e 38 di contributi (la cui somma è appunto 100) potrà andare in pensione anticipata, rispetto ai limiti stabiliti dalla legge Fornero. Questa misura è stata finanziata  dalla legge di Bilancio con circa 2o miliardi di euro per il prossimo triennio.

Gli altri “successi”

Anche la cosiddetta “pace fiscale” – accusata dai critici di essere un vero e proprio condono – è stata in qualche modo mantenuta, dopo un lungo dibattito all’interno della maggioranza.

Tra le altre cose, le nuove norme contenute nel cosiddetto “decreto Fiscale” – approvato a dicembre 2018 – prevedono infatti l’introduzione del “saldo e stralcio”, ossia la possibilità di rottamare le cartelle esattoriali pagando allo Stato una percentuale del dovuto in base al reddito della dichiarazione Isee; e la rottamazione ter, ossia il pagamento in due rate annuali dei debiti accumulati con il fisco dal 2000, con tassi di interesse agevolati, senza interessi di mora e sanzioni.  

Discorso analogo vale per un’altra promessa, la correzione della tassazione extra sulle sigarette elettroniche. Nello specifico: grazie al nuovo governo, si è passati da una tassazione unica al consumo del 50 per cento a una differenziata del 10 per cento per i liquidi con la nicotina e del 5 per quelli privi di questa sostanza. Una riduzione quindi rispettivamente dell’80 e del 90 per cento.

Sul fronte del mondo del lavoro sono stati invece reintrodotti i voucher con il cosiddetto “decreto Dignità”, come scritto nel Contratto, mentre sul fronte della giustizia, tra le altre cose, è stato rivisto il rito abbreviato, in modo da escludere da esso i reati che prevedono la pena dell’ergastolo. Un’altra misura che era nel Contratto.

Il 28 marzo 2019, il Parlamento ha poi definitivamente approvato la proposta di legge per riformare la legittima difesa. In sostanza, il nuovo provvedimento modifica alcune disposizioni contenute nel codice penale, in particolare quella sulla «legittima difesa domiciliare» e quella sull’«eccesso colposo».

Il “codice etico”

Il primo capitolo del Contratto – dedicato al funzionamento del governo e dei gruppi parlamentari – è quello con la percentuale più alta di promesse mantenute: 5 su 7. Ben quattro di queste riguardano il cosiddetto “codice etico per i membri del governo”.

A un anno dall’insediamento dell’esecutivo Conte, infatti, nessun ministro o sottosegretario riporta infatti «condanne penali per reati dolosi previsti dalla legge Severino», è sotto processo per «reati gravi (ad esempio mafia, corruzione e concussione)», appartiene alla massoneria o si trova in conflitto di interessi «con la materia oggetto di delega».

La maggioranza ha dovuto però affrontare almeno due casi che hanno messo a rischio il mantenimento della promessa.

Da un lato, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha spostato di ruolo il marito, un ufficiale dell’esercito che ricopriva l’incarico di ufficiale addetto alla segreteria del vicedirettore nazionale degli armamenti e che dunque avrebbe potuto influenzare anche le pratiche relative ad appalti e acquisti.

Dall’altro lato, a maggio 2019, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rimosso dal suo incarico di sottosegretario Armando Siri (Lega), indagato per corruzione.

Infine, proprio metà delle promesse legate alla lotta alla corruzione (4 su 8) sono state mantenute, tra cui l’introduzione del «“Daspo” per i corrotti e corruttori», ossia l’interdizione dai pubblici uffici a chi è stato condannato per corruzione.

Scopri tutte le promesse mantenute.

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