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Tutte le volte in cui il governo gialloverde non è stato di parola

Flat tax, salario minimo e taglio dei parlamentari. Nonostante siano state a più riprese oggetto di annuncio da parte di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sono queste le tre principali misure promesse nel Contratto di governo a non essere state realizzate.

Diversi altri provvedimenti meno celebri, messi per iscritto nel documento firmato da Di Maio e Salvini, non hanno visto la luce. Infatti, le promesse non mantenute costituiscono più del 50 per cento del totale: dall’acqua pubblica al carcere per i grandi evasori, dalla chiusura dei campi nomadi all’autonomia per le regioni.

Come risulta infatti dal nostro progetto Traccia il Contratto, tra le 317 promesse verificabili contenute nell’accordo tra Lega e M5S, sono 162 quelle a non essere state mantenute dal governo al 23 agosto 2019.  

Ma vediamo nel dettaglio quando l’esecutivo gialloverde non ha mantenuto la parola data.

Flat tax

Ad onor del vero, il Contratto di governo non prevede l’introduzione di una flat tax nel senso più stretto, ma la creazione di un sistema fiscale a due aliquote fisse (una al 15 e l’altra al 20 per cento) per partite Iva, imprese e lavoratori dipendenti. Come abbiamo spiegato in più occasioni, un sistema del genere fa sì che non si possa parlare propriamente di flat tax.

A prescindere da questa distinzione, il governo gialloverde non è stato in grado di mantenere la parola data sul fisco. Ad oggi, infatti, la tassazione dei lavoratori dipendenti si basa ancora su 5 scaglioni Irpef (v. artt. 11 e 13 Tuir) e quella delle imprese su un’aliquota del 24 per cento.

L’unico provvedimento preso per attuare la promessa del contratto di governo è contenuto nella legge di Bilancio 2019. Infatti, con l’approvazione dell’ex legge finanziaria è stata prevista un’aliquota unica al 15 per cento per le partite Iva che hanno un reddito inferiore ai 65 mila euro all’anno (dal 2019) e una del 20 per cento per coloro che hanno un reddito tra i 65 mila e i 100 mila euro (dal 2020).

La misura riguarda quindi solamente una platea ristretta di lavoratori (le partite Iva) e non è, in realtà, una novità assoluta.

Salario minimo

Un salario minimo di 9 euro lordi orari. È questo il valore previsto dalla  proposta di legge sul salario minimo a firma della senatrice 5 stelle Nunzia Catalfo. Una misura che avrebbe cambiato profondamente il mercato del lavoro italiano, avvicinando la nostra economia a quella degli altri 22 Paesi europei che prevedono ad oggi un salario minimo.

Attualmente, infatti, in Italia non esiste una soglia minima di retribuzione oraria. Al contrario, i minimi orari sono stabiliti di volta in volta dai contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl), che variano a seconda del settore lavorativo (qui ad esempio quello mensile per i metalmeccanici).

Nonostante Luigi Di Maio avesse più volte promesso la sua imminente introduzione, al 23 agosto 2019 il provvedimento sul salario minimo del M5s è arenato al Senato

Taglio dei parlamentari

Tra tutte le promesse non mantenute, quella del taglio dei parlamentari è la misura su cui il governo è stato più vicino a realizzare i suoi obbiettivi. Infatti, il provvedimento di riduzione dei membri del Parlamento ha ottenuto ben tre dei quattro voti necessari per essere approvato da Camera e Senato (prima di un eventuale referendum confermativo).

Inoltre, il taglio di 230 deputati e 115 senatori ha trovato l’appoggio anche di alcuni partiti dell’opposizione. Nonostante ciò, finito il governo M5s-Lega il provvedimento non era stato ancora approvato.

Tutte le altre promesse non mantenute

Alle promesse più note si aggiungono poi categorie di impegni che il governo gialloverde non ha realizzato in gran parte

Tra queste ricordiamo: acqua pubblica (due promesse non mantenute su due), conflitto d’interessi (due promesse non mantenute su due), debito pubblico e deficit (due promesse non mantenute su due), turismo (8 promesse non mantenute su 10), Unione Europea (8 promesse non mantenute su 11), riforme costituzionali (15 promesse non mantenute su 20), università e ricerca (12 promesse non mantenute su 17) e banche e risparmio (7 promesse non mantenute su 10).

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